Il futuro dei nostri studenti è l’Academy
I giovani e il futuro Pochi giorni fa, in un’intervista a Sky Tg24, la nuova Ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone ha parlato di quanto sia difficile oggi avvicinare i giovani al mondo del lavoro, soprattutto ai nuovi lavori innovativi e tecnologici che, secondo uno studio, si allontano dalle facoltà universitarie accademiche del passato, che non
L’importanza di insegnare le emozioni
Perché insegnare le emozioni a scuola? Perché l’autoconsapevolezza si sviluppa attraverso la conoscenza delle emozioni, e un costante allenamento a saperle riconoscere. La scuola non è solo un luogo in cui apprendere nozioni, ma è primariamente un luogo che educa alle relazioni, alla crescita, alla vita. L’alfabetizzazione emotiva è alla base del proprio benessere, perché permette di
La scuola, uno dei luoghi tra i più sicuri
Secondo uno studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici - tra cui Sara Gandini, Senior Staff Scientist della Divisione di Epidemiologia e Biostatistica dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano sembra decisamente chiaro che la scuola in presenza non è responsabile della crescita dei contagi, anzi risulta essere uno dei luoghi
È possibile generare sogni?
La scuola di secondo grado rappresenta per loro quel passaggio fondamentale che dall'adolescenza li accompagnerà all'età adulta. È il momento dei sogni ma è anche il momento cruciale che determina la loro vita. Allora perché non provare ad aiutarli affinché desideri, attitudini e competenze non si incontrino per sfociare in un'attività lavorativa? Oppure, indirizzarli nella giusta
Anapia Nazionale lancia un progetto per l’occupabilità in tutta Italia
Il Progetto SNEC (Smart Need Employability Coaching) rappresenta una novità nell’attuale scenario formativo e consente di integrare la didattica tradizionale con una formazione innovativa per sviluppare competenze specifiche per l’occupabilità degli studenti attraverso il potenziamento formativo del docente, un percorso di orientamento professionale, un collegamento con una rete dei servizi e delle aziende del territorio, e
L’Academy per l’indirizzo Socio Sanitario dell’Istituto Cartesio
L’operatore ha il compito di realizzare nella quotidianità il piano d'intervento predisposto per l’utente, contribuendo a una migliore qualità della sua vita, attraverso lo sviluppo dell’autosufficienza, dell’auto-efficacia e della crescita delle potenzialità individuali. Detto operatore, sotto la diretta responsabilità didattica degli insegnanti, collabora per l’effettiva partecipazione dell’alunno in situazione di handicap a tutte le attività scolastiche,
A stretto giro di posta: andata e ritorno con la Regione Lazio
Intanto che, per le attività riservate dalle disposizioni nazionali agli Operatori Socio-Sanitari, è obbligatorio acquisire la qualifica regionale. Ci sembra estremamente importante la motivazione che mette in evidenza, come da noi ipotizzato, che non possono essere confusi e sovrapposti i requisiti e obblighi imposti dall’Accordo del 2001, recepiti con D.G.R. 439 del 02/07/2019 e relativi all’acquisizione
Cosa ci aspetta? La parola al Direttore
È appena terminato un anno insolito, che ha preso tutti noi alla sprovvista, scombussolando la nostra vita da tutti i punti di vista. Senza tralasciare nulla. E adesso? Cosa ci aspetta? Parliamo di scuola Questa pandemia da Covid-19 ha visto in prima linea anche la scuola che si è trovata repentinamente a fare un balzo temporale, subendone sia gli
Scuole di periferia: gli ultimi saranno i primi
Cosa significa, oggi, insegnare in una scuola di periferia? Quale è il confine tra la programmazione didattica e la realtà di chi ci troviamo di fronte? Di sicuro c'è che prima di entrare nel mare magnum delle programmazioni bisogna fare i conti con il fardello che ogni singolo studente ha sulle spalle, fardello di svariata natura e
La formazione e l’avvento del digitale
Sul fatto che la la pandemia abbia accelerato i processi di digitalizzazione delle imprese e cambiato il modo di lavorare non ci sono più grossi dubbi: se lo smart working, ad esempio, prima del coronavirus era sconosciuto ai più in Italia, oggi è un fenomeno consolidato e sempre più diffuso, che molto probabilmente “sopravviverà” alla fine