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A stretto giro di posta: andata e ritorno con la Regione Lazio

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Mi sento doppiamente fortunato in questo periodo per aver avuto due risposte da due Istituzioni che credevamo essere monolitiche: la prima più personale dal Comune di Roma, la seconda per il nostro Istituto Cartesio proveniente dalla Regione Lazio e che ci fa essere molto fieri per l’aver chiesto un parere davvero fondamentale per i nostri ragazzi e le nostre ragazze che si diplomano al Professionale Socio Sanitario. Le considerazioni nascono da un apologo di Eduardo De Filippo: “Gli esami non finiscono mai”, nel senso che le conoscenze che si apprendono durante i cinque anni canonici di scuola permettono di raggiungere alcune abilità e sviluppare certe competenze che, con tutta franchezza, vanno integrate con percorsi aggiuntivi, affinché si possano costruire indirizzi adeguati per l’avviamento nel mondo del lavoro.

La riforma dei Socio Sanitari

Tra un po’ parleremo dell’importante risposta forniteci dalla Regione, in quanto va ad supportare tutto il ragionamento fin qui condotto. Prima di svelare il contenuto della missiva è bene ricordare come l’Istituto Professionale Socio Sanitario sia stato al centro, come tutti gli istituti professionali, di un serio progetto di RIFORMA, attraverso il Decreto Legislativo n. 61 del 13 aprile 2017. Al comma 2 dei Principi e finalità viene proprio rilevato come “le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale sono scuole territoriali dell’innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione ed innovazione didattica”. È una fondamentale concettualizzazione che rileva come “il modello didattico sia improntato al principio della personalizzazione educativa volta a consentire a ogni studentessa e a ogni studente di rafforzare e innalzare le proprie competenze per l’apprendimento permanente a partire dalle competenze chiave di cittadinanza, nonché di orientare il progetto di vita e di lavoro della studentessa e dello studente, anche per migliori prospettive di occupabilità”. Pertanto, al fine di assicurare una solida base di istruzione generale e competenze tecnico-professionali, i percorsi di istruzione professionale hanno un’identità culturale, metodologica e organizzativa che, nel D.Lgs. 61/2017, è stata definita attraverso un profilo educativo, culturale e professionale. Nel nostro caso specifico riguarda i Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale.

Quindi, alla fine del quinquennio, studenti e studentesse dovranno saper:

  • Utilizzare metodologie e strumenti operativi per collaborare a rilevare i bisogni socio-sanitari del territorio e concorrere a predisporre e attuare progetti individuali, di gruppo e di comunità.
  • Gestire azioni di informazione e di orientamento dell’utente per facilitare l’accessibilità e la fruizione autonoma dei servizi pubblici e privati presenti sul territorio.
  • Collaborare nella gestione di progetti e attività dell’impresa sociale e utilizzare strumenti idonei per promuovere reti territoriali formali e informali.
  • Contribuire a promuovere stili di vita rispettosi delle norme igieniche, della corretta alimentazione e della sicurezza, a tutela del diritto alla salute e del benessere delle persone.
  • Utilizzare le principali tecniche di animazione sociale, ludica e culturale.
  • Realizzare azioni, in collaborazione con altre figure professionali, a sostegno e a tutela della persona con disabilità e della sua famiglia, per favorire l’integrazione e migliorare la qualità della vita.
  • Facilitare la comunicazione tra persone e gruppi, anche di culture e contesti diversi, attraverso linguaggi e sistemi di relazione adeguati.
  • Utilizzare strumenti informativi per la registrazione di quanto rilevato sul campo.
  • Raccogliere, archiviare e trasmettere dati relativi alle attività professionali svolte ai fini del monitoraggio e della valutazione degli interventi e dei servizi.

Nonostante il quinquennio scolastico, come vedremo tra poco, se gli studenti volessero esercitare la professione di Operatore Socio Sanitario, è necessario agganciarsi al processo del lifelong learning: tale concetto di apprendimento, infatti, deriva dalla necessità nella nuova società della conoscenza di apprendere per tutta la vita nuove conoscenze, competenze o abilità, non solo nell’ambito professionale ma anche in quello in cui si definisce il ruolo sociale dell’essere adulti. A differenza del tradizionale modo di apprendere, l’individuo è responsabile in toto di ciò che apprende, di come apprende e della situazione e il contesto in cui sceglie di realizzare il proprio apprendimento. Questo processo richiede la capacità di gestire la propria conoscenza in maniera cosciente e critica. Questa pratica deve svilupparsi sia ad apprendimenti di tipo formale, a livello istituzionale, sia informale, potendosi realizzare fuori dal sistema istituzionale classico, ad esempio, all’interno di un luogo di lavoro, veicolando il soggetto ad adattarsi a un cambiamento resiliente. Nel nostro Istituto Cartesio abbiamo messo in campo una Academy per favorire lo sviluppo delle conoscenze, delle abilità e delle competenze degli studenti e delle studentesse, proponendo agli studenti che si sono diplomati un percorso ridotto di Operatore Sociosanitario per i diplomati che nel loro curriculum scolastico sociosanitario hanno già affrontato tutte le tematiche al livello sociale. Pensavamo di essere entrati nel solco giusto e oggi ne abbiamo avuto la conferma da parte della Regione Lazio, Direzione Regionale Istruzione, Formazione, Ricerca e Lavoro, Area Programmazione dell’Offerta Formativa e di Orientamento, che ha risposto a un nostro quesito spedito l’11 febbraio e, a stretto giro di posta, consegnatoci il 19 febbraio, a firma della dott.ssa Alessandra Tomai.

Cosa ci dice di così importante la Regione Lazio?

oss

Intanto che, per le attività riservate dalle disposizioni nazionali agli Operatori Socio-Sanitari, è obbligatorio acquisire la qualifica regionale. Ci sembra estremamente importante la motivazione che mette in evidenza, come da noi ipotizzato, che non possono essere confusi e sovrapposti i requisiti e obblighi imposti dall’Accordo del 2001, recepiti con D.G.R. 439 del 02/07/2019 e relativi all’acquisizione della qualifica di OSS, con prestazioni lavorative che, non rientrano nel campo esclusivo di intervento degli OSS. Dunque tali prestazioni non possono essere eseguite da persone in possesso di titoli ed esperienze professionali varie, come ad esempio previsto dalla DGR 223 del 2016 “Servizi e interventi di assistenza alla persona”, richiamata nella nota del nostro Istituto. L’importanza di tale pronunciamento mette fine ad una querelle che, se da una parte concorre a dare linfa vitale a percorsi successivi al diploma legati ad una qualifica regionale, dall’altra, deve impegnare il MIUR a sostenere i passaggi tra i percorsi di istruzione professionale e i percorsi di istruzione e formazione professionale presenti nel repertorio nazionale (art. 8  D. Lgs. 61/2017)., già presenti in altri ambiti come, ad esempio, il quello alberghiero e in quello meccanico. La nostra scuola sta dalla parte degli studenti, formulando, anche attraverso convenzioni con altri Enti accreditati a livello regionale, la bontà di un futuro lavorativo professionale.

Il coordinatore delle attività didattiche ed educative – DS

Prof. Salvatore Sasso

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