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È possibile generare sogni?

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La scuola

Rubem Alves

Esiste un posto dove, dai tempi dei tempi, si dice si impari tutto. Sappiamo bene che questo posto del sapere per eccellenza è la scuola. Però Rubem Alves (1933-2014) – filosofo, storico, poeta, pedagogista e scrittore brasiliano – nel suo “Pinocchio alla rovescia” edito da Marietti 1820, senza tanti fronzoli, ci pone di fronte a una situazione paradossale e provocatoria: la scuola è davvero quel luogo caldo e accogliente dove ci si può esprimere liberamente? E allora perché, a volte, i corridoi sembrano freddi e vuoti e ogni volta che sorge un dubbio si prova imbarazzo a porre una domanda? Non sarà la scuola stessa, a volte, a trasformare i ragazzi? Attraverso Felipe, l’autore ci racconta la storia di un Pinocchio al contrario, quella di un bambino che diventa burattino, perché deve adeguarsi alla normalità che gli è imposta da quelle metodologie educative che non includono l’ascolto e che allontanano dalla realizzazione dei propri sogni.

La scuola che vorrei

Consapevoli delle conseguenze della scuola descritta da Rubem Alves, nella nostra scuola seguiamo sì il famoso “programma”, senza però dimenticare le esigenze emotive, cognitive e pratiche dei nostri studenti.
La scuola di secondo grado rappresenta per loro quel passaggio fondamentale che dall’adolescenza li accompagnerà all’età adulta. È il momento dei sogni ma è anche il momento cruciale che determina la loro vita. Allora perché non provare ad aiutarli affinché desideri, attitudini e competenze non si incontrino per sfociare in un’attività lavorativa? Oppure, indirizzarli nella giusta scelta di un corso di laurea? Perché non aiutarli a capire prima e a scegliere poi ciò che desiderano senza manipolazioni o sensi di colpa? Scegliere di cambiare strada per non dirigersi verso un sistema omologato e precostituito o scegliere per non restare fermi da dove si è partiti è la vera vittoria, raggiungibile solo con una guida e un supporto adeguati.

La “fiaba anticonvenzionale”

Murales di Annalisa Borgo

È davvero importante realizzarsi senza adeguarsi a ciò che è il pensiero degli altri? Ebbene sì, è importante per non diventare il “Pinocchio alla rovescia” di cui ci racconta Rubem Alves nella sua “fiaba anticonvenzionale”, come la definisce il curatore di questo libriccino Paolo Vittoria. Le nostre possibilità di scelta sono cruciali ed è indispensabile crescere senza dimenticare i sogni del bambino che è dentro di noi. E allora ecco che sui muri della scuola compaiono meravigliosi murales, ecco che nascono inconsapevoli programmatori java o giovani con la passione per il linguaggio braille, per meglio comprendere gli altri. In questo modo, i nostri ragazzi prendono coscienza di ciò che prima non gli apparteneva, capiscono di essere in grado di fare molte più cose di ciò che pensavano. E allora, perché fermarli?

Marianna Zito

Murales di Annalisa Borgo

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