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La FAD: regole e relazioni

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La FAD

La situazione pandemica oltre alla messa a punto della Didattica alla Distanza (ora denominata DDI – Didattica a Distanza Integrata) che ha preso maggiormente uno sviluppo sincrono, all’interno delle scuole, con tutti i suoi se e i suoi ma, ha visto anche un cambiamento all’interno del settore della formazione professionale, che vede l’utilizzo sempre più diffuso della FAD (Formazione a Distanza), che si sviluppa maggiormente in modalità asincrona. La FAD è una totale evoluzione nel mondo della formazione che vede, innanzitutto, un cospicuo risparmio di costi e di tempo sia per gli enti e le aziende che la organizzano, sia per i docenti e i discenti e comprende, inoltre, la frequenza anche di studenti non necessariamente della stessa regione. Ma cosa si nasconde dietro questi meccanismi didattici che oramai sono entrati all’interno della nostra quotidianità? Cosa è migliorato e cosa invece è penalizzato rispetto alla tradizionale lezione face to face che, inutile dirlo, per alcune dinamiche rimane insostituibile?

Le regole

Innanzitutto, c’è una partenza che è la parte più importante da cui dipenderà anche l’andamento dell’intera formazione, ed è la fase di start up, ovvero le regole iniziali e quelle in itinere, che andranno a influenzare l’intera fase della didattica. È importante e necessario stabilire, sin da subito, questa cyber-etica, che definisce la collaborazione di tutti i partecipanti per arrivare al raggiungimento di un risultato efficiente e ottimale. Innanzitutto, come nelle classi tradizionali, è indispensabile l’appello che, oltre al controllo dell’effettiva presenza, serve a verificare sia che i partecipanti siano connessi, sia la qualità della connessione di ognuno; il tutto monitorato da una regia che organizza e verifica l’andamento del corso, da un punto di vista tecnico prima che didattico.

La piattaforma e i docenti

Il primo strumento su cui si basa la FAD è la piattaforma, attraverso cui si svolgeranno le lezioni, che, oltre alle funzioni basilari, come la webcam, la condivisione dello schermo o la chat, sarà correlata di funzioni aggiuntive, al fine di ottimizzare tutte le fasi specifiche a ogni corso.
Inoltre, molto importante è l’organizzazione e la condivisione del materiale didattico da un punto di vista sia grafico sia del colore, per rendere più fruibile e meno faticosa la consultazione per i discenti e per i docenti stessi, considerando che lo studio si effettua davanti allo schermo per un tempo medio-lungo. È importante anche valutare la necessità dello svolgimento di lavori di gruppo, accanto alle esercitazioni singole e alle simulazioni, e quindi un’eventuale funzione che lo permetta senza eccessiva difficoltà. Per quanto concerne l’esame finale, il controllo in FAD è ovviamente più complicato di un controllo in presenza e va quindi organizzato in modo più specifico, magari puntando a domande più complesse da sviluppare nel minore tempo possibile. La scelta del docente per la FAD presuppone, da parte dello stesso, una elevata competenza sia della materia, sia della formazione in FAD e dell’uso della piattaforma. Questo per garantire una formazione qualificata che riesca a coinvolgere i discenti anche al di là dello schermo. Il rispetto e l’accuratezza di queste metodologie porta ogni ente o azienda a una personalizzazione dell’offerta formativa, che può diventare un marchio perfezionamento e, perché no, di riconoscimento che contraddistingue il servizio erogato.

Empatia e relazioni

Ma al di fuori di tutte queste dinamiche tecniche, se ci soffermiamo a pensare, ci rendiamo immediatamente conto di quanto queste nuove modalità ci omologhino davanti a uno schermo, facendoci perdere consapevolezza sull’importanza della relazione, non solo con lo stesso insegnante, ma anche con il resto del gruppo classe. Si tratta quasi di una perdita di percezione e consapevolezza ora da un punto di vista fisico ora da quello emozionale. E, a pensarci bene, possiamo riflettere anche su quanto si abbrevi non tanto la capacità di ascolto, ma il tempo stesso da dedicare all’ascolto dell’altro, tempo interamente utilizzato per la formazione o l’insegnamento e che porta così alla perdita degli spazi relazionali, anche durante le pause ricreative. Dove ci porterà tutto questo? Sicuramente a una diminuzione di empatia verso l’altro, perché saremo portati a occuparci sempre più solo di noi stessi e quasi ci dimenticheremo di quella “concorrenza” anche inconsapevole che ci permetteva di misurarci con gli altri e che sin da piccoli ci ha messo in gara innocentemente, ma dandoci sempre l’opportunità di migliorarci e correre più veloce.

Marianna Zito

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