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L’importanza di insegnare le emozioni

Tempo di lettura: 4 minuti

Ogni essere umano ha due menti, una che pensa l’altra che sente. Attraverso queste due menti e la loro interazione vi è la costruzione della vita mentale di ogni individuo e, dunque, la conoscenza del mondo e di se stessi.
La mente razionale è spesso cosciente, analitica, ed è capace di ponderare e riflettere; la mente emotiva, invece, semplifica, è globale, spesso illogica; tuttavia, quando la mente emozionale ci fa sentire che qualcosa è giusto, la nostra convinzione è di un ordine più profondo rispetto a quando la pensiamo con la mente razionale.
È importante che le nostre due menti siano coordinate, infatti il pensiero razionale è essenziale per i sentimenti, così come i sentimenti lo sono per il pensiero razionale. Quest’ultimo, infatti, non può scegliere quali emozioni farci provare, ma può gestire il corso delle nostre reazioni emotive. Ma facciamo un passo indietro.

Cosa sono le emozioni?

emozioni

Il termine emozione deriva dal latino emotio, muovere verso. Le emozioni in effetti muovono ogni essere umano verso una direzione. L’evoluzione ha conferito all’emozione un ruolo fondamentale nella psiche umana, secondo i sociobiologi, perché nelle situazioni troppo complesse il solo intelletto non può muovere e guidare l’essere umano verso la scelta più giusta; quest’ultima infatti non può che derivare dal proprio sentire più profondo. Senza le emozioni, non si costruirebbero legami di coppia, non si persevererebbe nei propri obiettivi nonostante le frustrazioni, non esisterebbero quadri, poesie, opere musicali, relazioni profonde.
Nella società attuale si da un valore eccessivo alla razionalità, dimenticando che è solo attraverso il sentire profondo che l’essere umano può divenire capace di costruire la propria vita in modo autentico e creativo. Ogni emozione ci predispone a un’azione, ogni emozione ci segnala che sta avvenendo un evento al quale è importante dare valore.
Pensiamo al valore della tristezza. Attraverso la tristezza possiamo adeguarci a una perdita per noi importante, ad esempio una delusione o la perdita di qualcuno che ci era vicino. Quando si è tristi si abbassano i livelli di energia e di entusiasmo verso le attività piacevoli della vita; quando si è tristi si ha la tendenza a chiudersi in se stessi; tuttavia, proprio questo bisogno di isolarsi ci da l’opportunità di elaborare il lutto per una speranza frustrata o per una perdita, di comprendere le conseguenze di ciò che ci è accaduto e dopo di avere nuove energie disponibili ed essere pronti per nuovi progetti.
La complementarità del sistema limbico e della neocorteccia con le loro strette e plurime connessioni, dell’amigdala (area del sistema limbico deputata alle emozioni) e dei lobi frontali (area della neocorteccia deputata al pensiero), dimostra che ognuno di essi è a pieno diritto una componente della vita mentale.
Quando ragione ed emozione interagiscono bene, si sviluppa l’intelletto, la creatività e l’intelligenza emotiva. Lo stesso Erasmo da Rotterdam avrebbe desiderato fare a meno delle emozioni e mettere al suo posto la ragione; è invece importantissimo trovare il giusto equilibrio tra queste due componenti.

Come le due menti possono lavorare e guidarci in armonia?

La parola chiave è autoconsapevolezza. A primo acchito potrebbe sembrarci che i nostri sentimenti siano ovvi, ma se ci fermiamo un attimo ci accorgiamo di quante volte li abbiamo trascurati o ne siamo diventati consapevoli troppo tardi.
“Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartiene” ecco cosa ci dice lo scrittore Henry Roth. L’autoconsapevolezza altro non è che la continua attenzione ai propri stati interni, è una consapevolezza fatta di introspezione, in cui la mente osserva la propria esperienza intellettuale ed emotiva. L’autoconsapevolezza ha bisogno di un’attenzione imparziale, non giudicante che richiede l’attivazione delle aree della neocorteccia e delle aree del linguaggio, affinché si possa dare un nome agli stati emotivi che si osservano. Quando riusciamo a divenire consapevoli di un’emozione, osservarla e darle un nome, senza emettere alcun giudizio a riguardo, solo allora abbiamo la possibilità di decidere come utilizzare quell’emozione senza agire spinti dall’impulso. Ignorare i propri sentimenti, inficia il ragionamento che diviene aprioristico, ricco di arzigogoli e di indecisioni. Il ruolo dei sentimenti, infatti, è importantissimo nel guidare il flusso senza fine delle decisioni personali. La logica formale, da sola, non potrà mai bastare per decidere quale carriera intraprendere, chi sposare, in chi riporre fiducia; in tutte queste scelte la ragione se non è coadiuvata dal sentimento è cieca.
Solo divenendo consapevoli di ciò che proviamo e di quando lo proviamo, possiamo rivalutare i nostri sentimenti, modificare le nostre prospettive e non restare travolti da un sentimento troppo intenso.

Perché insegnare le emozioni a scuola?

Perché l’autoconsapevolezza si sviluppa attraverso la conoscenza delle emozioni, e un costante allenamento a saperle riconoscere. La scuola non è solo un luogo in cui apprendere nozioni, ma è primariamente un luogo che educa alle relazioni, alla crescita, alla vita. L’alfabetizzazione emotiva è alla base del proprio benessere, perché permette di comprendersi, comprendere, comunicare e coltivare l’empatia e la compassione verso il prossimo.
Quando la vita emozionale è gestita male compaiono difficoltà, disperazione, malattie psicosomatiche, distruttività verso sé e verso gli altri.
C’è ancora una scarsa preparazione della società, della famiglia e dell’istituzione scolastica nei confronti della comprensione ed espressione dell’esperienza emotiva e della comunicazione. In generale, la scuola insegna la realtà esterna e non si focalizza sui pensieri e i sentimenti interni ai propri alunni. Ma chi vive la propria interiorità in modo confuso farà fatica poi a trovare il proprio posto nella realtà esterna; in quanto, solo avendo a disposizione dei modi creativi per esplorare ed esprimere i propri sentimenti, le generazioni future potranno trovare il loro posto nel mondo con un senso di responsabilità e di rispetto verso se stessi e verso gli altri.

Lavinia Narda

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