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Scuole di periferia: gli ultimi saranno i primi

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“Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis,
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos.”
– Publius Aelius Hadrianus –

Cosa significa, oggi, insegnare in una scuola di periferia?

Quale è il confine tra la programmazione didattica e la realtà di chi ci troviamo di fronte? Di sicuro c’è che, prima di entrare nel mare magnum delle programmazioni, bisogna fare i conti con il fardello che ogni singolo studente ha sulle spalle, fardello di svariata natura e che non si nasconde anzi, si manifesta nei tanti volti con sintomatologia ben diverse per ognuno e con ripercussioni tanto difficili da ignorare quanto da sanare. Allora prima di insegnare bisogna imparare. Innanzitutto imparare a guardare la vita in faccia, anzi le vite. Considerarle singolarmente e comprenderle. Come ha fatto don Milani, o don Roberto Sardelli, se proprio vogliamo giocare in casa.

Essere cittadini attivi del mondo

don Roberto Sardelli

Nel libro “Dalla parte degli Ultimi” edito da Donzelli, con prefazione di Alessandro Portelli, Massimiliano Fiorucci raccoglie i suoi colloqui con don Roberto Sardelli dall’ottobre del 2015 al giugno del 2016, dove raccontano anche la nascita e l’esperienza della Scuola 725: “l’educazione come strumento di liberazione”, come riscatto sociale. Una delle più grandi iniziative di scuola popolare che avvenne in Italia alla fine degli anni ’60. Ragionare sempre e non tacere, per riscattarsi dal degrado e dalla miseria, ma non solo. Perché i casi, oggi, non sono solamente questi. Bisogna puntare sulla partecipazione attiva dei ragazzi, e dar loro in mano la chiave per riuscire a capire il mondo e stare nel mondo.

La scuola per tutti e di tutti

studenti

Roma di queste realtà ce ne mostra tante, anche troppe. E a un certo punto, se si insegna in una scuola di periferia, è necessaria una scelta: andarsene o restare. Ma se rimani diventa una sfida, di amore e dolore. Ogni giorno è una battaglia, dove le sconfitte volano sempre più in alto di quella vittoria, che quando arriva le ripaga tutte. Ma l’amarezza rimane sempre, per le occasioni perdute. Sulla cartina geografica, una scuola di periferia sembra un puntino perso nel nulla. Ma se vi provate ad avvicinare a quel puntino scoprirete che quel territorio, agli occhi più povero e degradato, contiene in sé una ricchezza immensa, fatta di tante piccole diversità che vi orbitano intorno, alla ricerca di qualcuno che li salvi, ma che entrando in quella scuola hanno già compiuto i primi passi per salvarsi da soli.

Marianna Zito

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