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Pandemia, istruzione e formazione professionale

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Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Gutierres ha parlato di “catastrofe generazionale”. Un rapporto dell’UNESCO ha fotografato un allarme sociale ed educativo molto profondo, con 800 milioni di allievi che nel mondo sono stati limitati nel loro diritto allo studio per colpa della pandemia (nell’aprile 2020 ben un miliardo e seicento milioni si è trovato di colpo senza lezioni in presenza). Per la Fondazione Agnelli, “si rischia il più grande disastro pedagogico del dopoguerra”. L’Italia figura nell’elenco dei 48 Paesi in cui gli istituti scolastici sono rimasti aperti solo parzialmente, con una media di tredici settimane di scuole chiuse.

Gli effetti pandemici

bruno ferraro

Gli effetti pesantemente pregiudizievoli, sul presente e sul futuro delle nuove generazioni, sono stati unanimemente sottolineati e denunziati con marcato e diffuso allarme. Parlando con docenti e dirigenti scolastici, ho avuto conferma di quanto generalmente affermato in studi e riflessioni dottrinarie precedenti. Le scuole chiuse hanno generato insicurezza e depressione in molti ragazzi di tutti gli strati sociali. La scuola non è solo luogo di apprendimento e di acculturazione, ma anche luogo di incontri, di scoperta dell’altro e di importanti dimensioni umane: in particolare per i ragazzi che vivono in luoghi periferici, in piccole comunità, dove è difficile evadere da un mondo di solitudine sociale. La scuola dunque è socializzazione, inclusione e condivisione, ma soprattutto presenza, luogo in cui si vivono le emozioni che fanno crescere: essa ha in mano il futuro in quanto prepara le future classi dirigenti. È legittimo quindi chiedersi se, finita l’emergenza, potrà riprendere il suo corso usuale con lezioni in presenza, sottraendosi alla tentazione di una didattica a distanza che, in piena emergenza, è stata utilizzata come un palliativo e una necessaria modalità sostitutiva. Sull’utilizzo della DAD, sulla sua utilità, tornerò in un prossimo articolo sottolineandone i lati positivi ma anche i limiti per un corretto ricorso a essa.

Ritorno alla normalità

Con il ritorno alla normalità, che mi auguro non lontano ora che sono in corso, in tutto il mondo, approfondite campagne vaccinali, non pochi interrogativi dovranno ricevere risposta. C’è un mondo di relazioni umane da ripristinare, rapporti e contatti da riallacciare, nozioni e approfondimenti da riorganizzare. Docenti e dirigenti scolastici dovranno essere in prima linea, per continuare a svolgere quella funzione educativa e formativa che costituisce da sempre la sua autentica ragion d’essere. C’è bisogno di ritornare, tutti insieme a scuola. I ragazzi devono recuperare l’entusiasmo in gran parte smarrito, rispettando le regole del distanziamento fisico (preferisco non chiamarlo sociale). Decisivo in proposito sarà il ruolo dei docenti e del personale scolastico. La DAD, come valore aggiunto, non può sostituire il valore della presenza né può sovrapporsi al modello tradizionale di insegnamento. Un dirigente scolastico di lungo corso ha individuato, nelle pacifiche dimostrazioni di protesta degli studenti, il desiderio di non arrendersi a tutte le privazioni determinate dalla pandemia in termini di socializzazione, di scambi di opinioni, di relazioni amicali, di rapporti con i docenti che spesso fanno loro da padre e da madre.

E la formazione professionale?
In virtù dell’esperienza maturata presso Tivoli Forma, durante il mio quadriennio di amministratore unico (2012-2016) vissuto accanto al Direttore Generale Aldo Armenti, ritengo che gran parte dei problemi segnalati siano superabili e comunque di minore portata. Influiscono positivamente alcuni aspetti tipici della formazione professionale: l’età superiore, la provenienza da un precedente ciclo scolastico, la presumibile maggiore abitudine alle limitazioni e ai sacrifici, la metodologia didattica che comporta la compresenza di lezioni teoriche e pratiche, la maggiore possibilità di scaglionamento.

Concludo con una nota di moderato ottimismo. La scuola e tutto il mondo in esso presente (studenti, allievi, docenti, personale, dirigenti) saranno in grado di vincere la battaglia con la pandemia perché istruzione e formazione avranno infine la meglio su tutte le limitazioni e le privazioni in atto. La speranza è che non abbiano a verificarsi deficit di apprendimento e abbandono scolastico quanto meno nella misura da più parti paventata.

Bruno Ferraro Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

Già Presidente dei Tribunali di Cassino, Velletri e Tivoli

Fonte: CENFOP

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