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Il fondo per le competenze dei lavoratori

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730 milioni di euro per la formazione dei lavoratori

Il Fondo Nuove Competenze è entrato nella sua fase operativa, con i primi trasferimenti di risorse alle aziende che avevano presentato richiesta nello scorso anno. Il Fondo, istituito dal decreto rilancio, è stato più volte rifinanziato: ad oggi la disponibilità è di 430 milioni più altri 300 per l’anno in corso. In totale 730 milioni di euro impegnati per la formazione dei lavoratori, che le aziende possono spendere per fare fronte al cambiamento delle esigenze organizzative che sono cambiate per effetto della crisi legata alla pandemia da Covid-19.

L’effetto Pandemia e la trasformazione del mercato del lavoro

Il Covid ha accelerato le dinamiche economiche e sociali, i cui effetti erano già evidenti negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008. In tema di lavoro, le spinte del digitale e della riorganizzazione delle aziende, con la diffusione dei modelli “piattaforma”, hanno determinato la perdita di occupazione o la trasformazione di un numero sempre maggiore di lavori. Il principio con cui è istituito il fondo è indubbiamente rispondente a questo periodo di crisi ed è pronto a preparare le basi per una ripartenza in cui probabilmente il mercato del lavoro ha subito ulteriori trasformazioni. Dal momento che queste trasformazioni non saranno necessariamente positive in termini di posti di lavoro, l’idea del legislatore è formare i lavoratori che potrebbero trovarsi alle prese con la necessità di riprogettare la loro carriera.

Come funziona il Fondo Nuove Competenze

Fondo Nuove Competenze

Il fondo consente ai lavoratori di impiegare una parte dell’orario di lavoro per percorsi formativi. Copre gli oneri relativi alle ore di formazione, ovvero i contributi previdenziali e assistenziali e può essere utilizzato per favorire eventuali percorsi di ricollocazione. La gestione della misura è direttamente affidata all’ANPAL e i destinatari dei contributi sono direttamente le imprese, in forma singola o aggregata.
Tra le novità se ne segnalano due che, in prospettiva, potrebbero effettivamente contribuire a modificare l’intero impianto della formazione in Italia. Il fondo finanzia percorsi formativi sulla base delle reali competenze che servono alle aziende e ai lavoratori e vincola il finanziamento a una procedura di certificazione molto selettiva e alla reale efficacia del processo formativo, rispetto alle esigenze del datore di lavoro. Questo up-grade tende a coinvolgere altri attori oltre all’Ente di formazione o il sistema della bilateralità, ad esempio le Università e le scuole secondarie. La seconda novità consiste nella possibilità di cumulare e sommare le risorse del fondo con quelle dei fondi interprofessionali, incoraggiando una maggiore razionalizzazione delle risorse.

La formazione come politica per il lavoro

In un paese che rischia di perdere, secondo alcune stime, quasi un milione e mezzo di posti di lavoro, una volta che verrà decretata la fine al blocco dei licenziamenti, ed in cui appena il 58,2% della popolazione lavora e sostiene un welfare pubblico costosissimo, il Fondo Nuove Competenze ha il pregio di presentarsi come misura sostanzialmente alternativa alla cassa integrazione o ai licenziamenti. Si apre, inoltre, una prospettiva alternativa per affrontare le crisi aziendali che comporterebbero ulteriore riduzione della forza lavoro: la riqualificazione dei lavoratori, per la stessa impresa o per il mercato del lavoro in generale. Siamo in un contesto in cui le competenze diventano velocemente obsolete e le carriere sono  sempre più discontinue (link Il Sole 24 Ore). Si apre una prospettiva finalmente diversa per il sistema della formazione continua in generale, che torna ad essere la prima e la più efficace misura di politica per il lavoro.

Milena Siderova

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