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Il Tempo come risorsa pedagogica

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“Progettare il tempo a scuola. La flessibilità oraria come risorsa pedagogica”, edito da Carocci, a cura di Stefania Chipa, Elena Mosa e Lorenza Orlandini – ricercatrici presso INDIRE – vuole dare al lettore un approccio nuovo e moderno della scuola, attraverso – come scrive Luigi Berlinguer nella Prefazione“il rapporto fra l’attività didattica e il suo tempo nell’ambito della giornata di studio” e con quelle innovazioni che si possono introdurre all’interno di una giornata scolastica che possono segnalare il passaggio “dalla scuola dell’insegnamento alla scuola dell’apprendimento”.

Pertanto, attraverso le dimensioni di tempo, spazio e didattica, l’offerta formativa dovrebbe sganciarsi dalle singole discipline per avere un andamento più “organico e profondo”, per arrivare a una nuova visione di scuola che non comprende solo un trasferimento di conoscenze, ma anche uno processo formativo che, partendo da sé stessi e dalla propria centralità, arriva alla costruzione del rapporto con gli altri: i tempi vanno scanditi e costruiti a misura dello studente.

“Quindi, non può esistere un tempo unico e fisso, così come non può esserci un solo metodo per apprendere per ciò che è multidisciplinare, multilivello e persino multilinguaggio.”

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Attraverso la ricerca di INDIRE svolta nelle scuole di Avanguardie educative – spiega Elisabetta Mughini nell’Introduzione – nascono le riflessioni contenute in questo volume, mettendo in evidenza la dimensione del tempo come “dispositivo pedagogico”, quindi non solo inteso attraverso un uso “organizzativo, cronologico e sequenziale”, ma anche attraverso i contenuti e le scelte strategiche dei docenti. Tempo che si è ritrovato al centro dei dibattiti della scuola soprattutto durante l’emergenza sanitaria e che, in aggiunta,  ha dato l’opportunità di pensare a una nuova scuola in divenire, verso una “normalità migliore”.

“Ricostruire insieme agli studenti le coordinate spaziali e temporali dell’apprendimento significherebbe attuare il paradigma pedagogico trasformativo che UNESCO assume alla base del futuro dell’educazione per il 2050: «i discenti sono sempre più riconosciuti come creatori attivi, progettanti e determinanti i propri percorsi educativi». Sono essi stessi gli agenti protagonisti attivi del cambiamento.”

Marianna Zito

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