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Covid-19 e depressione giovanile

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La pandemia non ha lasciato indenne nessuna fascia di età; anche se la fascia più a rischio per gli effetti sulla salute fisica risulta essere quella anziana. Le misure di contenimento della pandemia, come l’isolamento e la distanza fisica, hanno avuto conseguenze dannose per la salute mentale sull’intera popolazione mondiale. La frustrazione, la solitudine e le preoccupazioni per il futuro sono state reazioni comuni e rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di molti disagi psichici, quali disturbi d’ansia, dell’umore e disturbi post-traumatici da stress. Uno studio condotto dall’Università della Campania e dall’Istituto Superiore di Sanità, su più di 20.000 persone, rileva appunto un aumento di questi disagi: ancora i dati a disposizione sono pochi, ma le previsioni non sono ottimistiche.
La società italiana di neuropsicofarmacologia prevede che, al termine della pandemia, ci saranno un 28% di disturbi post-traumatici da stress, un 20% di disturbi ossessivo-ansiosi e il 10% di chi ha contratto il Covid svilupperà una depressione importante.

I giovani

Lo stile di vita di tutti ha subito un repentino cambiamento e i giovani – una fascia d’età in cui il senso di stabilità assume un valore estremamente importante – si presentano come una delle categorie più a rischio. Un nuovo studio, pubblicato a febbraio su Proceeding of the National Academy of the Science (PNAS), ha esaminato gli effetti della pandemia sullo stile di vita e sul benessere psicologico in età giovanile. I risultati, di questo studio – svolto a Pittsburgh e che tra gli autori vede due ricercatori italiani – rivelano uno sconvolgente aumento dei sintomi depressivi tra gli studenti, con il 62% degli studenti che ad aprile 2020 riportavano sintomi di depressione clinica rispetto al 30% osservato prima della pandemia. La pandemia, quindi, ha aggravato lo stato di salute mentale di questa parte della popolazione, negli ultimi anni, già molto vulnerabile al rischio depressione, a causa della complessa situazione di fragilità emotiva e sociale che questa fascia d’età da qualche anno sta vivendo.
I giovani hanno subito una modificazione sostanziale delle loro abitudini, all’improvviso si sono visti privati della possibilità di fare sport, teatro, danza, i contatti sociali sono pressoché scomparsi e sono diventati possibili solo attraverso i social network; la scuola è diventato non più un luogo di socializzazione e aggregazione; è scomparso il luogo fisico, ne è rimasto solo un luogo metaforico, che si limita a essere un dispensatore di didattica a distanza. Il senso di instabilità collettivo e delle istituzioni, come quelle scolastiche, non può non aver avuto ripercussioni sul senso di stabilità emotivo, rendendo questa fascia di età ancora più incline a vivere stati di malessere psicologico.

La depressione

depressione giovanile

Uno dei sintomi centrali della depressione è il modo pessimistico di interpretare le sconfitte della vita, che alimenta il senso di incapacità e disperazione. I giovani più inclini alla depressione vivono un senso di impotenza che li porta a pensare che non possono far nulla per modificare in meglio la propria situazione, pensando di non avere alcuna capacità di controllare gli accadimenti della propria esistenza. I giovani che attribuiscono i propri insuccessi a qualche difetto personale, non solo cadono in stati d’animo depressivi, ma restano segnati da “cicatrici emozionali”, ossia da una serie di convinzioni relative alle proprie incapacità e alle proprie difficoltà, che li porta a isolarsi nelle relazioni sociali.
Il Covid, purtroppo, non ha fatto altro che far sperimentare un forte senso di impotenza e di isolamento, un profondo senso di vuoto e di inutilità, andando così ad essere un fattore di vulnerabilità per lo sviluppo della depressione giovanile.
Inoltre, la ricerca dell’identità, un’importante acquisizione che caratterizza tutta la vita, risulta essere un compito dominante durante la giovane età e l’adolescenza. L’identità viene costruita attraverso l’esperienza, ossia attraverso degli «assaggi» che il giovane fa in ambito: scolastico, sociale, sentimentale, identificandosi di volta in volta con diversi modelli. Nella formazione dell’identità, sono implicati, quindi, due processi: l’esplorazione e l’impegno (ambito in cui il giovane sceglie di investire le energie), che assume un significato sociale e al contempo consente una definizione del sé.
La pandemia ha, ovviamente, annullato la possibilità di esplorazione reale del mondo sociale, sentimentale e scolastico concedendo solo la possibilità di esplorazione virtuale. Ma vi è molta differenza tra un’esplorazione reale e una virtuale, e soprattutto, l’esplorazione virtuale non richiede impegno. Nel mondo virtuale le relazioni sono liquide, i sentimenti sono liquidi e la scuola, si riduce a una serie di nozioni impartite in un clima di solitudine e, spesso, di confusione.
Il Covid, dunque, non ha fatto altro che aumentare il senso di isolamento, di solitudine, di confusione, riducendo le possibilità dei giovani di impegno e definizione di se stessi.

E a loro chi pensa?

Allo stato attuale, a causa della mancanza di progetti di supporto psicologico per questa fascia di popolazione, i giovani, soprattutto gli adolescenti, si confermano come “i grandi dimenticati della pandemia”. È per questo motivo di estrema importanza che le istituzioni devono attivarsi repentinamente, mettendo a disposizione di studenti, nonché degli insegnanti (coloro che con i giovani trascorrono molto tempo e che è importante che insegnino non solo nozioni ma che vedano e attivino le risorse di empatia e di resilienza dei loro studenti), servizi volti a migliorare il benessere psicologico. I giovani hanno bisogno di elaborare ciò che è accaduto e ancora sta accadendo, di sentire che nonostante le restrizioni non sono soli e soprattutto soprattutto hanno bisogno di recuperare la possibilità di esplorare attivamente il mondo e di acquisire fiducia nelle proprie capacità, di modificare gli eventi della loro vita, forse iniziando proprio dalla possibilità di essere ascoltati e ricevere aiuto per poter, in seguito, sperimentare la propria capacità di prestare aiuto.
La pandemia è una vera e propria situazione traumatica, ed è importante che venga elaborata a livello individuale e collettivo, attraverso la possibilità di fruire di spazi d’ascolto e di supporto reciproco.

Lavinia Narda

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