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Non chiamatele pagelle!

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Il tempo di firmare l’Atto di Indirizzo per l’anno 2022 che è subito pioggia di polemiche sul Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. A far discutere – e non poco- è uno degli otto punti facente parte delle priorità politiche del Ministero dell’istruzione descritto nel succitato documento. Si tratta di una serie di focus sui quali il Ministero orienterà le sue azioni per il triennio 2022-2024 al fine di garantire a tutti gli studenti un’istruzione di qualità.

Un nuovo modello scolastico

scuola

Il raggiungimento di questo nobile obiettivo dovrà essere favorito da un nuovo modello scolastico che, secondo Bianchi, coinvolgerà l’intera comunità scolastica. Secondo quanto riportato sull’Atto di indirizzo, le otto priorità politiche saranno: garantire il diritto allo studio per tutte le studentesse e per tutti gli studenti; potenziare l’offerta formativa nelle scuole di ogni ordine e grado; promuovere processi di innovazione didattica e digitale; promuovere politiche efficaci per la valorizzazione del personale scolastico; investire sull’edilizia scolastica e ripensare gli ambienti di apprendimento in chiave innovativa; autonomia scolastica e valorizzazione del sistema nazionale di valutazione; investire sul sistema integrato 0-6; rafforzare la capacità amministrativa e gestionale del Ministero. Tante dunque le linee di azione e molto apprezzati gli intenti, alcuni dei quali rappresentano obiettivi che da lungo tempo auspichiamo a veder concretizzati.

Quali sono le priorità

Non è la prima volta infatti, che sentiamo parlare di contrasto alla dispersione scolastica, inclusione, competenze digitali e linguistiche, metodologie didattiche innovative ed edilizia scolastica. Sono priorità da sempre riconosciute che faticano però a veder la luce del sole eppure, anche stavolta non sono state dimenticate. Prima o poi sarà la volta buona, ne siamo certi. Tuttavia, al centro dei rumors degli ultimi giorni troviamo la proposta di valutare dirigenti scolastici e docenti, andando a rivedere e rafforzare il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) al fine di migliorare la qualità dell’offerta formativa, valorizzando gli outcomes. Per farlo sarà necessario incrementare il numero di Ispettori Ministeriali e perché no, rispolverare anche il ruolo dei Comitati di Valutazione presenti all’interno delle singole scuole.

Quali sono le criticità

Attenzione quindi a chiamarle pagelle! Non è a questo che punta il Ministro Bianchi e non verranno messi in discussione carriera e stipendi ma si vogliono soltanto far emergere le criticità presenti nelle attività scolastiche. È su questioni simili che si scatenano le maggiori discussioni e viene da chiedersi: se l’intento di valutare dirigenti scolastici e docenti non è punitivo ma fine solo a garantire un’adeguata istruzione a tutti, allora perché non si decide a mettere davvero fine al precariato che interessa ormai da anni la scuola pubblica italiana? Perché non riconsiderare gli stipendi del personale scolastico? Perché non rivedere il modello di reclutamento dei docenti? Sarebbe opportuno, oltre che necessario, chiedersi se le attuali condizioni presenti nelle nostre scuole consentano ai docenti di avviare una didattica efficace ed efficiente. L’impegno richiesto ai docenti è enorme e spesso esula dal semplice trasmettere conoscenze. Per certi versi, a nessun altro professionista è richiesto tanto, eppure, sembra che non sia abbastanza. Ai nostri docenti è affidata una missione importante e ogni giorno vengono già valutati da chi, affidandosi a loro, tenta di apprendere qualcosa. Gli obiettivi raggiunti dai nostri studenti sono il metro di giudizio più importante, l’unico che ci valorizza davvero e ci spinge a dare sempre di più. Una scuola che punta alla qualità li ascolterebbe.

Sara Pizzale

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