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I processi didattici innovativi dell’Accademia Osteopatia Roma

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Dopo aver sentito il parere della Dott.ssa Valentina Rocchetti, Responsabile del corso a tempo pieno dell’Accademia Osteopatia Roma, passiamo la parola al Preside dell’Istituto Cartesio Salvatore Sasso che ci parla di tutti i processi didattici innovativi collegati alla formazione osteopatica su cui, in questo periodo storico, si comincia a investire in modo cospicuo.

 

 

Che ruolo aggiunto può svolgere l’osteopatia all’interno di un Istituto Scolastico?

I nostri piani didattici sono costruiti in modo tale da far acquisire a tutti gli studenti non solo conoscenze e abilità specifiche ma anche delle competenze di tipo trasversale.

Può specificare meglio?

Certo, le competenze acquisiscono un ruolo centrale nella formazione e il nostro Istituto ne è all’avanguardia perché fonda le basi per allargare il bagaglio formativo degli alunni, dando loro la possibilità di aggiungere sempre più pezzi al loro mosaico di conoscenze e abilità. Finanche ad aprire l’orizzonte ai percorsi post-diploma, come la scelta consapevole di un corso di laurea oppure di percorsi formativi differenti.

Qual è lo strumento per arrivare a questo risultato?

Possiamo riassumere questo connubio tra formazione scolastica e post-scolastica con il concetto di Academy. Certamente l’Academy all’interno di una azienda è confinata in un periodo non molto esteso; per quanto riguarda noi e la formazione post-scolastica, tale concetto assume un ruolo che vede gli studenti frequentare corsi della durata differente. I percorsi formativi a cui mi riferisco e che riguardano in maniera più focale il Professionale Socio Sanitario sono da una parte quelli dedicati alla formazione degli OSS; dell’OEPAC, l’assistente educativo con competenze in mediazione culturale; del Tutor DSA; dell’educatore per le Dis-abilità Visive e dall’altra, come nel nostro caso specifico, quelli dedicati alla formazione osteopatica.

Qual è l’obiettivo di questa Academy?

Il nostro obiettivo come scuola è che gli studenti abbiano nel loro curriculum una serie di competenze trasversali come il saper lavorare con gli altri; il saper decidere un piano terapeutico osteopatico; il saper osservare quali sono i punti deboli di un trattamento, insieme alle nozioni basilari date dal diploma finale; il saper collaborare con i colleghi; il saper scegliere come partire e organizzare una propria attività professionale e via dicendo.

Qual è il fil rouge tra il Professionale Socio Sanitario e l’osteopatia?

Intanto il primo legame è dato dagli insegnamenti; infatti i docenti del nostro istituto daranno un contributo fattivo all’interno della scuola. Credo che sia un enorme valore aggiunto perché non slega del tutto la professionalità dell’osteopata dai nodi culturali del Professionale Socio Sanitario, perché necessariamente – per statuto all’interno della nuova legge – l’osteopatia sarà una professione sanitaria presto riconosciuta a livello nazionale.

Marianna Zito

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