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Orientamento: efficacia nell’inserimento occupazionale – Intervista a Gabriele Albergoni, DG di I.N.F.A.O.P.

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In Italia si stimano quasi un milione di posti di lavoro disponibili per cui, nonostante i tantissimi disoccupati e giovani NEET, non si trovano lavoratori. Il mercato del lavoro, per portare innovazione e competitività, avrebbe bisogno delle competenze soprattutto dei più giovani. ANAPIA ETS, unitamente alle strutture regionali, offre servizi di orientamento basati sul monitoraggio costante dei dati raccolti e la loro reale efficacia dal punto di vista dell’inserimento occupazionale.

L’I.N.F.A.O.P. – Istituto Nazionale per la Formazione, l’Addestramento e l’Orientamento Professionale, è un ente di formazione professionale di ANAPIA Sicilia coordinato da ANAPIA ETS che opera nelle province di Palermo, Agrigento, Catania e Messina. Da oltre 50 anni nel settore e riconosciuto Ente Morale per Decreto del Presidente della Repubblica nell’ aprile del 1976, conosce molto bene il territorio in cui opera e propone le proprie iniziative, fondandole sulla conoscenza delle esigenze di ciascun ambito produttivo, sociale e amministrativo. Si avvale di esperti e consulenti che elaborano percorsi formativi, partendo dalle risorse personali dell’allievo, stimolandone la crescita e l’inserimento nella società e nel mondo del lavoro.

Tra le politiche attive per il lavoro, la fase dell’orientamento è determinante per contrastare la disoccupazione sia dei giovani sia degli adulti. Da una corretta informazione rispetto alle dinamiche del mercato del lavoro dipendono gran parte delle scelte consapevoli e dei percorsi di successo. Ne abbiamo parlato con il direttore generale di I.N.F.A.O.P., Gabriele Albergoni.

 

1)Direttore come il suo percorso formativo l’ha indirizzata verso il suo lavoro? 

Mi sono confrontato con il mondo della formazione professionale all’età di 18 anni e parallelamente, forse successivamente, ho iniziato il mio percorso di studi presso l’Università di Palermo dove mi sono laureato e vinto il dottorato di ricerca. Mi ha sempre appassionato poi, l’educazione e la formazione dell’essere umano e i diversi stadi evolutivi: dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta quindi il cosiddetto lifelong learning.

 

2)Nell’anno europeo delle competenze quali sono le sue considerazioni sull’evoluzione che ha avuto l’orientamento nel tempo?

Sino ad una decina di anni fa, l’orientamento era basato prevalentemente sul bilancio delle competenze, come se fotografare il bagaglio dell’utente da solo potesse dirci dove fosse diretto e quindi professionalmente “spendibile”. Oggi, secondo me, forse perché siamo in una società più dinamica, più in movimento, le informazioni sono più accessibili e quindi nell’orientamento ci si focalizza più sul potenziale della persona e più sulle esperienze formali e non formali rispetto a prima dove, invece, in partenza si valutavano principalmente i titoli di studio.

 

3)La nostra viene definita la società dell’informazione e della formazione continua….i cambiamenti, soprattutto a livello tecnologico, sono sempre più vorticosi: secondo lei anche le persone seguono questo andamento?
E se sì, lo fanno adattandosi o subendolo? 

La nostra società è sicuramente cambiata in questo senso, l’esperienza della pandemia ha accelerato questo processo. Ma io non ritengo che questo sia un problema. Gli studenti tutti vanno saputi utilizzare con intelligenza, noi lavoriamo affinché i nostri allievi usino quella.

 

4)La recente tematica sulla chat GPT ha evidenziato forti dubbi sull’apprendimento cooperativo qual è la sua opinione in merito?

Ammetto di non essere un esperto di intelligenza artificiale. Ritengo tuttavia che l’apprendimento sia un’altra cosa e che uno strumento informatico se pur notevole non possa sostituirsi alla relazione, alle connessioni istintive e alle emozionalità che sono presenti in ogni forma di vita.

 

5)Come definirebbe l’attuale mercato del lavoro?

Anche qui la pandemia ha avuto grande rilevanza e l’effetto devastante che ha avuto sull’economia mondiale, in particolare sul mercato del lavoro, possiamo dire che ha in qualche modo cambiato quelle vecchie dinamiche che forse erano ancorate alle regole della rivoluzione industriale. Diciamo che tra l’altro, come se non fosse bastata la pandemia a stravolgere gli equilibri, oggi subiamo, nell’ambito del mercato del lavoro, le tensioni geopolitiche, l’aumento dei prezzi dei beni energetici, l’aumento dell’inflazione: tutto questo ha ulteriormente sconvolto il mercato del lavoro e quindi anche le dinamiche legate alla domanda e all’offerta di lavoro. Ci sono settori che hanno beneficiato di questi stravolgimenti, per esempio durante la pandemia si è sviluppato tantissimo il settore dell’e-commerce e tutta la catena di distribuzione mentre altri sono rimasti paralizzati vedi, per esempio, il settore turistico che solo oggi ritorna a quei trend diciamo pre-pandemici. Oggi il settore turistico e Food&Beverage hanno ripreso di nuovo campo e quindi in qualche modo ci troviamo di fronte a un mercato del lavoro fortemente condizionato da queste variabili geopolitiche internazionali ma al contempo ritengo ci siano delle potenzialità enormi specie in taluni settori che abbiano margini di evoluzione ed espansione.

 

6)Quali sono le caratteristiche che aiutano di più nella ricerca del lavoro?

Il mercato di oggi è certamente iper competitivo. Non basta più essere in possesso di una laurea o di conoscenze tecniche di base per essere presi in considerazione. Penso che le skills più ricercate sono certamente la disponibilità al cambiamento, allo spostamento, la resilienza, la capacità di adattamento, la creatività, l’inventiva, l’intelligenza emotiva poi, ovviamente, le classiche capacità di problem solving, team working, per taluni profili la leadership e la conoscenza di una o più lingue straniere.

 

7)E le caratteristiche che deve avere un buon orientatore? 

Secondo me, un buon orientatore dovrebbe avere buona conoscenza di sé, dei suoi limiti e dei suoi punti di forza perché solo in questo modo potrà riconoscere, nel colloquio orientativo, le parti che provengono dall’utente in modo autentico poi, ovviamente, non può mancare una buona capacità di osservazione, di ascolto condita dalla conoscenza delle opportunità formative e lavorative del contesto in cui ci si trova.

8) Qual è l’aspetto più bello del suo lavoro? 

Faccio una premessa… molte volte il mio lavoro assomiglia più a una missione. Noi abbiamo presso la nostra sede circa 500 studenti in obbligo scolastico che arrivano appunto all’età di 14 anni e mezzo senza una guida, senza una prospettiva, senza un’identità. Parliamo di un’utenza a rischio di dispersione scolastica con situazioni familiari alle spalle caratterizzate molto spesso dal disagio sociale ed economico. Io questo lo definisco un terreno fertile per la mafia che offre appunto facili miti e facili guadagni. Quindi è un lavoro veramente impegnativo sotto tanti aspetti. Ma la parte più bella del mio lavoro è quando l’alunno come noi lo definiamo in Sicilia “u chiù tostu “ che significa il più ribelle, il più monello, quello sul quale nessuno avrebbe mai scommesso, grazie alla nostra scuola, trova il suo riscatto culturale – sociale e quindi anche professionale. Quindi attraverso l’apprendimento di un mestiere gli si spalancano le porte di un lavoro vero, di un lavoro fatto nell’ambito della legalità. Questa è sicuramente la parte più bella, la più emozionante del mio lavoro.

 

Giusy Pulicari

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