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NEET: giovani che non studiano e non lavorano

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L’Eurostat definisce NEET (Not Engagé in Education, Employment or Training) i giovani tra i 15 e i 29 anni, in Italia fino ai 34 anni, che non studiano, non lavorano e non stanno seguendo corsi formativi. Ed è proprio l’Italia ad essere una delle peggiori nazioni europee per questo problema, con circa 3 milioni di giovani rientranti in questa categoria nel 2022. Un tema attuale e di fondamentale importanza dal momento che i giovani sono il futuro. Per questo motivo, abbiamo chiesto a Domenico Nobile – Direttore Generale di ANAPIA Nazionale e Direttore dell’Istituto Paritario Cartesio – di riflettere su questo tema e di fornirci le sue considerazioni ed opinioni partendo da alcune domande. 

 

Un fenomeno radicato: quali strumenti per contrastarlo?

 

La prima questione analizzata è stata quella di individuare quelli che dovrebbero essere gli strumenti da mettere in campo e gli elementi su cui investire per invertire questa tendenza e il suo ulteriore consolidamento. “Quando parliamo di neet” afferma Nobile – parliamo di ragazzi/e con un basso livello istruzione e un basso reddito familiare. Spesso vivono in zone “anonime” o remote, vivono in un ambiente familiare difficile e problematico, magari hanno un background migratorio o soffrono di qualche disturbo o disabilità”. Queste prime considerazioni – elementi che possono condizionare fortemente il percorso di una persona – fanno dedurre che, per questi giovani, vi è un’oggettiva difficoltà a trovare un’occupazione o pensare di poter creare una propria attività. Questo avverso contesto di partenza porta i giovani neet a vivere in una condizione di rassegnazione ed arrendevolezza che sopprime ogni possibile forma di reazione e/o di protesta. É di fondamentale importanza, allora, che siano i diversi contesti in cui sono inseriti a proporre, promuovere e attuare strumenti validi per aiutare i neet ad uscire dalla condizione in cui versano. Condizione necessaria anche solo per poter pensare ad un cambiamento è che le azioni preposte a questo scopo siano specificamente mirate ai giovani classificabili come neet. Il Direttore di ANAPIA identifica come vantaggiose ed utili in questo senso, alcune metodologie pratiche non formali quali – ad esempio – la promozione di attività di partecipazione significativa, il coinvolgimento di personale per l’orientamento scolastico e lavorativo e personale dotato di specifiche competenze legate alla formazione dei giovani e alla promozione e realizzazione di azioni formative individuali pensate appositamente per questi ultimi.

 

Istruzione, politica, mondo del lavoro…da dove cominciare?

 

“L’investimento, per quanto riguarda istruzione e formazione, è da realizzare sia su un’azione di coinvolgimento, orientamento ed inserimento dei giovani in uno stimolante e preparato contesto, sia su attività di sensibilizzazione e verifica dei follow up più adatti” dichiara Nobile. Egli sostiene che per rendere questo possibile è necessario che il personale preposto a questo scopo sia competente ed adeguatamente formato ed è quindi compito delle Istituzioni investire su di una formazione continua e centrata dei formatori. Vanno anche attuate politiche appropriate di incentivazione di attività ed azioni pensate e rivolte – nello specifico – alla condizione dei giovani ed alle soluzioni che favorirebbero un miglioramento della stessa. Un esempio è certamente quello di formare, e quindi di disporre, di operatori giovanili che siano in grado di ascoltare, comprendere e orientare le istanze presentate dai giovani. “Solo comprendendo appieno le necessità e i bisogni dei neet, conclude il Direttore, “saremo realmente in grado di intercettarli e di aiutarli a intraprendere un nuovo percorso di valore”. 

 

Maddalena Tinti

 

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