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Il burnout: imparare a riconoscerlo per poter intervenire

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Cos’è?

Il burnout, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è una sindrome derivante da stress cronico associato al contesto lavorativo; uno stress che il lavoratore non riesce a fronteggiare e gestire. Il burnout comporta, nel lavoratore, la comparsa di una serie di sintomi psicofisici, quali: sensazione di esaurimento delle energie fisiche ed emotive, sensazione di non avere strategie cognitive e comportamentali adatte a fronteggiare le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo e quindi declino nelle prestazioni professionali. Tale sindrome, dunque, deriva da una risposta individuale a una situazione professionale che viene percepita dal lavoratore come eccessivamente stressante.

Quali sono le cause?

Le cause sono da ricercarsi in fattori endogeni ed esogeni, che ovviamente variano da situazione a situazione. Tuttavia, diversi studi in letteratura fanno emergere che fattori di rischio endogeni sono da ricercarsi in: elevate pretese da sé stessi, perfezionismo, alto grado di idealismo, impegno troppo elevato, difficoltà a rifiutare alcuni compiti, dubbi sul senso del proprio operato. Fattori di rischio esogeni, invece, possono essere: un mancato riconoscimento dell’impegno dei lavoratori, sovraccarico di lavoro, mobbing, percezione di ingiustizia sul luogo di lavoro, scarsa possibilità di controllo delle proprie mansioni. Spesso fattori interni ed esterni interagiscono e causano uno squilibrio nel rapporto individuo-organizzazione; tale disequilibrio, secondo il modello di Maslach e Leiter (2017), può manifestarsi in 6 aree:

1. il carico di lavoro, se superiore alla capacità dell’individuo di farvi fronte;
2. il controllo, poiché sembrerebbe esservi una connessione tra la carenza di autonomia o abilità di assumersi la responsabilità di decisioni importanti, e il burnout;
3. la ricompensa, sia sociale che economica;
4. la comunità, in termini di relazioni con i propri colleghi;
5. l’equità, ossia la percezione di onestà e correttezza che favorisce engagement e soddisfazione;
6. i valori, ossia la congruenza tra i valori dell’individuo e dell’organizzazione, la cui assenza può tradursi nella pressione di una scelta tra ciò che si vuole fare e ciò che, invece, si deve fare.

Come fronteggiare il burnout?

Nel corso degli anni sono state proposte “soluzioni” al burnout spesso prive di fondamento scientifico e che, mantenendo la visione dualistica tra cause relative alla persona e cause relative all’organizzazione, si sono concentrate su interventi rivolti esclusivamente a un’area o a un’altra. Invece, sempre più studi concordano nel dimostrare che la risoluzione del burnout prevede interventi a livello individuale, ma anche organizzativo e aziendale. L’intervento deve favorire una maggiore consapevolezza della presenza del problema nella propria vita professionale, stimolando il soggetto che ne è affetto a riconoscere i fattori responsabili dello sviluppo e del mantenimento di elevati fattori di stress psicofisico. Inoltre, è necessario l’intervento miri a far comprendere all’individuo le relazioni esistenti tra: il proprio contesto lavorativo e di vita, il comportamento personale e i propri vissuti emotivi. Una volta raggiunte tali consapevolezze, il lavoratore potrà modificare i propri atteggiamenti e i propri comportamenti in coerenza con le conoscenze acquisite. Tuttavia, è necessaria, anche, l’attuazione di programmi di intervento destinati all’intera organizzazione, in quanto ciascun lavoratore all’interno di un’azienda è parte di un gruppo che influenza e da cui è reciprocamente influenzato; dunque, è di fondamentale importanza intervenire sull’interazione sociale dei diversi dipendenti così da creare un ambiente positivo e di sostegno che consenta un supporto reciproco di tutti i lavoratori.

Lavinia Narda

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