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Innovazione: i lavori del futuro

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Il mondo sta cambiando

Il mondo del lavoro sta cambiando e, soprattutto negli ultimi anni, è in piena evoluzione – se non vogliamo proprio definirla una rivoluzione – che ha portato alla nascita di nuove figure e allo sviluppo di nuove competenze, utili per stare al passo con i tempi e al passo con l’innovazione di cui ci siamo trovati ora spettatori, ora protagonisti. Sicuramente questo processo non finirà qui, ma continuerà il suo percorso nei prossimi anni, con il riconoscimento di nuove figure professionali che portano le vecchie professioni ad adeguarsi o addirittura a scomparire. Un ruolo importante in questo momento è quello che riguarda la formazione per gli individui e che intesserà non solo i singoli professionisti ma anche le intere aziende. Infatti, le capacità umane e le competenze degli individui nei loro contesti lavorativi sono la vera innovazione, soprattutto nell’ambito del nuovo modello di lavoro che ha preso piede negli ultimi anni, lo smart working, secondo le riflessioni di Dora Caronia, ricercatrice dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano.

Nuove e vecchie professioni

mondo digitale

È il momento di sfruttare questa fase in cui le imprese ricominceranno a riassumere facendosi trovare pronti e preparati, attraverso una formazione personale e professionale. Le nuove professioni che cavalcheranno l’onda e che andranno a coniugare i temi principali del momento, che sono la tecnologia e l’ambiente, riguardano e riguarderanno sempre di più il campo della digitalizzazione, dell’innovazione e della sostenibilità. Il lavoro acquista quindi la tendenza a digitalizzarsi in toto e a diventare innovativo attraverso profili professionali più adeguati e competenti, improntati a innalzare la qualità del lavoro, soprattutto attraverso nuove strategie sostenibili e attraverso, inoltre, quegli esperti in grado di gestire e analizzare l’enorme quantità di dati, utili per ricavare informazioni statistiche per le aziende, i cosiddetti big data.

L’individuo nel mondo

In questo contesto, è tuttavia evidente e preoccupante la mancanza di personale qualificato, soprattutto tra i più giovani e considerando che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti d’Europa. Le imprese stesse lamentano la mancanza di esperienze pregresse e competenze inadeguate, sebbene i sindacati chiamino in causa anche le retribuzioni offerte; pertanto questa situazione porta alla difficoltà di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Bisognerebbe, a tal proposito  predisporre un adeguato piano formativo, sin dalle scuole secondarie di secondo grado per preparare gli studenti a questo nuovo futuro lavorativo perché, cambiando le modalità, cambiano necessariamente anche gli strumenti di lavoro, il tipo di comunicazione, la gestione, la coordinazione e l’andamento delle attività; mentre aumentano la responsabilità del singolo individuo e la personalizzazione per il raggiungimento degli obiettivi ormai non più da un unico luogo ma da ogni parte del mondo.

Marianna Zito

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