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Salute e stress nei luoghi di lavoro

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Cosa succede quando ci lasciamo sopraffare dal lavoro?

Si può parlare di stress lavorativo – secondo gli studi di Francesco Avallone –  quando questo è visto come una risposta, uno stimolo o un processo, che si innesca dall’interazione tra stimolo e risposta. Si attiva come risposta fisiologica a una richiesta dell’ambiente esterno, passando da una reazione di allarme, a una fase di resistenza, fino alla fase dell’esaurimento (Selye). Ma non necessariamente il termine stress deve condurre ad accezioni negative; infatti, può anche essere utile come stimolo a livelli motivazionali, di crescita, sviluppo e cambiamento in relazione all’ambiente circostante. Ma lo stress lavorativo, secondo Dolan, può essere considerato come “l’intero processo attraverso cui le persone percepiscono e interpretano il proprio ambiente lavorativo in relazione alla propria capacità di farvi fronte”. La parola stress è stata molto utilizzata in ambito lavorativo soprattutto negli ultimi anni e soprattutto nel periodo durante e post pandemia.

Antecedenti, reazioni ed effetti

Le situazioni di stress derivano da eventi di forte tensione, dall’organizzazione lavorativa, dalle relazioni lavorative, dal sovraccarico di lavoro o dalla natura del lavoro svolto, dal controllo eccessivo o nullo sul lavoratore, dallo stipendio percepito o da motivi personali. Le reazioni a queste situazioni sono di natura emotiva, cognitiva, fisiologica o comportamentale. Gli effetti che ne conseguono possono essere gravi e sfociare in malattie o disturbi, possono portare a conseguenze sul piano comportamentale e sul piano psicologico; mentre le reazioni vanno a minare la stessa azienda con l’assenteismo, minore produttività e maggiori errori e mancata concentrazione.

Il decreto legislativo 81/2008

È il decreto 81/2008 a ridefinire i modelli legislativi per evitare lo stress e il disagio correlati al lavoro, fermo considerando che è proprio nell’ambito lavorativo che un dipendente trascorre gran parte del tempo della giornata. L’obiettivo quindi è quello del raggiungimento di un benessere sul lavoro per migliorare la qualità della vita, il benessere psichico, fisico e sociale dei singoli e, di conseguenza, delle comunità lavorative. Per raggiungere questo obiettivo l’azienda deve permettere al lavoratore di operare in un contesto accogliente e confortevole, porre obiettivi da raggiungere chiari e coerenti, riconoscere le competenze del dipendente e stimolarne le potenzialità; ascoltarne le richieste, aumentandone la partecipazione e il coinvolgimento, prevenire infortuni e rischi professionali, stimolare un ambiente comunicativo, collaborativo e relazionale.
Marianna Zito

 

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