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Abruzzo&covid: affrontare la questione sociale. Ininfluenti le misure della regione per contrastare disoccupazione e povertà

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Gianni Padovani

Le misure di contenimento della pandemia e la campagna vaccinale stanno dando i loro effetti. Il rallentamento della pandemia è evidente, le riaperture permettono una ripresa dell’economia e della vita sociale e pure si diffonde un cauto ottimismo, anche se restano tante incognite a partire dalle molte e aggressive varianti del virus. Ma se da un lato quindi la situazione migliora, dall’altro scontiamo proprio in questi mesi il prolungato fermo dell’economia. La Cassa Integrazione nel 2020 è cresciuta vertiginosamente, i posti di lavoro persi in Abruzzo sono oltre 10mila (sopra la media nazionale), il Prodotto Interno Lordo regionale è sceso nel 2020 del 9,0% circa, in poche parole un segno meno che vale 3 miliardi di euro persi. E aggiungo che gli effetti positivi del piano di rilancio e resilienza (PNRR) si vedranno solo tra un anno.

Le conseguenze della pandemia

L’Abruzzo era una regione già fragile prima della pandemia e le conseguenze della ulteriore caduta del reddito, dell’occupazione e dei consumi è una soltanto: il netto aumento del numero dei poveri. La politica governante non vuole o non sembra rendersi conto che la situazione sociale è semplicemente drammatica a causa della crescita verticale della povertà. Molte regioni, come il Lazio o l’Emilia Romagna, hanno risposto con misure specifiche di contrasto all’impoverimento di intere fasce di popolazione, mentre la Giunta Marsilio ha dimostrato, anche in questo caso, insufficienza e inefficacia nelle azioni poste in essere, oltre a una incredibile sottovalutazione di quella che è ormai “questione sociale”.

I nuovi poveri

La pandemia ha gettato nella disperazione migliaia di famiglie. Secondo analisi accreditate, un quarto dei nostri concittadini ha gravi o gravissime difficoltà a tirare avanti. Il 40% degli abruzzesi ha dato fondo ai pochi risparmi accumulati e ha problemi economici, in asfissia di contante per pagare affitti, mutui, bollette, spese mediche e rette scolastiche. Aumentano ogni giorno le famiglie “equilibriste”, sospese sul filo che fa la differenza tra il tirare avanti e il baratro della disperazione. Moltissimi commercianti e partite IVA in crisi di liquidità hanno dovuto bussare alle porte degli usurai, entrando in un angosciante vicolo senza via di uscita. Il virus ha fatto saltare equilibri già compromessi per gli anziani soli, per i precari, per i lavoratori in nero il cui dramma non viene neppure registrato dalle statistiche, per moltissimi lavoratori autonomi, per i 50enni espulsi dal lavoro, per i giovani ormai più che trentenni che non hanno mai veramente lavorato. Si è creata una inedita frattura sociale tra i garantiti a stipendio fisso e chi il lavoro deve invece inventarselo ogni giorno. I dati della Caritas sono allarmanti e non poteva essere diversamente: sono tantissimi i nuovi poveri che chiedono generi alimentari e di prima necessità, con un aumento del 120% rispetto alla situazione ante-pandemia. Una crisi sociale simile a quella del secondo dopoguerra, estremamente più grave della pur grave crisi finanziaria internazionale post 2008.
Nostri concittadini che già faticavano prima della pandemia e che ora non ce la fanno più. Gente disperata che tira a campare, cammina su un filo sospeso nel vuoto. Basta una malattia, un imprevisto, una spesa aggiuntiva, e cade. Quasi nessuno si occupa di loro, se non le associazioni di assistenza e volontariato che svolgono un’azione grandiosa e meritoria intervenendo là dove la politica governante è assente o fa finta di niente.

Come sconfiggere la disoccupazione e la povertà?

Sappiamo bene che l’unico rimedio duraturo alla povertà è lo sviluppo che porta lavoro, ma non si possono attendere i tempi lunghi della ripresa. Invece di mettere in campo iniziative strampalate di marketing territoriale, la Regione avrebbe dovuto e deve affrontare con urgenza il dramma del crescente disagio, con misure mirate e selettive di sostegno, per garantire a tutti la soglia minima del vivere dignitosamente. È il momento di fare assistenza ma pure di creare lavoro vero. Molte analisi economiche sottolineano come sarebbe sufficiente sbloccare rapidamente le opere pubbliche già finanziate per dare un sollievo immediato all’economia regionale. È chiaro che occorre prendere provvedimenti seri di sostegno alle famiglie e rilanciare i consumi perché il quadro complessivo, al di là delle indicazioni macroeconomiche su una ripresa a metà 2021, è quello di una regione strozzata dalla recessione, ma forse il proverbio di Marsilio è “campa cavallo che l’erba cresce”.

Presidente ANAPIA Abruzzo Gianni Padovani

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