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Sabino Cassese: l’istruzione come principale strumento democratico

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In un editoriale pubblicato l’11 marzo sul Corriere Della Sera, Sabino Cassese, giurista, ex Ministro per la Pubblica Amministrazione nel governo Ciampi e Giudice della Corte Costituzionale, ha approfondito l’importanza dell’istruzione per la sopravvivenza della democrazia partendo dai preoccupanti dati di astensione nelle elezioni regionali in Sardegna e in Abruzzo, e lo ha fatto con una visuale per il nostro mondo, quello della educazione e della formazione, molto interessante.

“Perché questa progressiva diminuzione dei votanti? Perché metà o due terzi dell’elettorato non va alle urne? Perché questo distacco tra società e Stato, tra Paese reale e Paese legale, che si accompagna anche al forte calo degli iscritti ai partiti (dall’8 al 2% della popolazione), nonostante che gli italiani continuino a interessarsi della politica (pur senza cercare di farne attivamente parte)?”
Il primo fattore evidenziato da Cassese in risposta a questi quesiti è la delusione dell’elettorato che sfocia automaticamente nell’apatia, nel rifiuto e nel disinteresse prodotti dall’inefficienza e dalla scarsa offerta della proposta politica attuale. Alla base di questa analisi, Cassese colloca come principale causa i livelli di istruzione.
“Secondo gli ultimi dati dell’Istat, relativi al 2022, solo il 63% di coloro che sono compresi nella fascia di età tra 25 e 64 anni ha un titolo di studio secondario superiore, mentre in Francia e in Germania la percentuale è dell’83%. Inoltre, in Italia solo il 20,3% ha un titolo di studio terziario, mentre in Francia e in Germania le percentuali sono rispettivamente 41,6 e 41,1%”.

A partire da questi dati, Cassese infatti, evidenzia la mancanza di un’educazione alla partecipazione politica e l’assenza di strumenti per mediare l’informazione dal web: la maggior parte dei cittadini non ha la capacità di valutare e scegliere (che poi è il principale compito di chi vota). In un mondo dove il web è il principale strumento di selezione e scelta dell’offerta politica, senza un giudizio critico non si riesce a selezionare e interpretare l’informazione (ormai sempre più ricca di fake news) e di conseguenza a educare al pensiero.
Continua Cassese: “I partiti non hanno più strutture e radicamento esteso sul territorio e nella società. I media sono in crisi, sopravanzati dalla comunicazione «many to many» assicurata dalla rete, fermi sul quotidiano, preoccupati più di dare notizie che di filtrarle e interpretarle, più di intrattenere che di educare.”

Si è sempre ritenuta l’istruzione un requisito fondamentale per il diritto di partecipazione, un valore costituzionale che conferisce al cittadino la capacità di scegliere, di riconoscere chi possiede le qualità per essere eletto. Un tempo si riteneva bastasse l’istruzione obbligatoria primaria e secondaria, ma ora il problema dell’educazione dei cittadini, a questo mondo di informazione veloce, esige un’educazione nuova e più evoluta perché chiunque online può trovare di tutto, ma bisogna saper scegliere le notizie, essere in grado di fruire i contenuti con coscienza e giudizio.

E così il Prof Cassese conclude: “Con una diffusione dell’istruzione si potranno forse evitare scivolate della democrazia come quella che sta vivendo l’Argentina o che potrebbe presentarsi negli Stati Uniti”.

La mission di ANAPIA, in tutti i territori in cui opera, è proprio quella di formare persone per renderle parte attiva e centrale della comunità in cui vivono, lavorare per l’acquisizione della consapevolezza del singolo; questo intervento di Cassese ci tocca in primis e ci pone molte domande sulla nostra idea di società.

Siete d’accordo con questa sua lettura?
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