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Fondo nuove competenze: oltre 14 milioni di ore finanziate

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Il Fondo Nuove Competenze è una delle misure più interessanti introdotte durante l’emergenza Covid, per contrastare gli effetti economici della pandemia e tutelare il mondo del lavoro: un’occasione che permette alle aziende di risparmiare sul costo del lavoro e al tempo stesso di arricchire le competenze dei lavoratori.

L’accesso al Fondo consente alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro, in base a un accordo sindacale, per destinare una parte delle ore a corsi di formazione finanziati dall’azienda. Il Fondo copre i costi retributivi e contributivi dei lavoratori per le ore destinate ai corsi (fino ad un massimo di 250 ore a dipendente). Le ore dedicate alla formazione rientrano nell’orario di lavoro e, quindi, il lavoratore non può rifiutarsi di partecipare.

I dati a oggi

Con l’ufficializzazione della proroga della misura a tutto il 2021, si sono candidate a usare queste risorse 1.825 aziende che hanno chiesto 14,4 milioni di ore di corsi per un totale di 153.266 dipendenti coinvolti.
Ma il sistema sembra favorire soltanto incidentalmente le PMI, visto che a usufruire della misura sono state per il 70% le aziende del Nord con più di 250 dipendenti.
In ogni caso si tratta di un considerevole aiuto, soprattutto per le aziende che hanno subito maggiormente gli effetti delle chiusure imposte dal Governo per contrastare la diffusione del virus.

Gli obiettivi

lavoratori

Il Fondo sostiene le imprese che decidono di investire nella formazione e nella riqualificazione personale dei lavoratori dipendenti, per agevolare la graduale ripresa dell’attività lavorativa compromessa delle restrizioni legate alla pandemia. L’istituzione del Fondo costituisce una misura di politica attiva mirante essenzialmente al raggiungimento di due obiettivi:
– sostenere l’impresa ad adeguarsi a modelli organizzativi e produttivi inediti e determinati dall’emergenza epidemiologica (art. 1, c. 1 del D.I. 9 ottobre 2020).
– innalzare il livello del capitale umano nel mercato del lavoro, dando la possibilità ai lavoratori di acquisire nuove o maggiori competenze professionali, perché siano in tal modo agevolati i processi di adattamento alle nuove condizioni del mercato del lavoro e incrementata l’occupabilità del lavoratore (art. 3, c. 2 del D.I. 9 ottobre 2020).

In entrambi i casi il datore di lavoro ha un vantaggio immediato: una riduzione significativa del costo del lavoro, con la possibilità di coniugare la riduzione dell’orario con la formazione, a differenza di quanto accade con la cassa integrazione. Le aziende devono fare particolare attenzione nel caso in cui sia previsto anche l’utilizzo della cassa integrazione. Non è possibile, infatti, che lo stesso lavoratore sia contemporaneamente coinvolto in percorsi di formazione e anche in cassa integrazione: i due percorsi sono alternativi.

Progetti formativi

A ogni istanza di contributo, riferito alla quota di retribuzione e contribuzione oraria oggetto di rimodulazione, è allegato un progetto per lo sviluppo delle competenze con l’individuazione degli obiettivi di apprendimento, dei soggetti destinatari, dei soggetti erogatori, degli oneri, delle modalità di svolgimento del percorso di apprendimento e della relativa durata. Sono individuati come soggetti erogatori dei percorsi formativi, tutti gli enti accreditati a livello nazionale e regionale, ovvero altri soggetti, anche privati, che per statuto o istituzionalmente, sulla base di specifiche disposizioni legislative o regolamentari anche regionale, svolgono attività di formazione.
La formazione potrà essere svolta anche dall’azienda se in possesso dei requisiti tecnici, fisici e professionali di capacità formativa richiesti dalla normativa per lo svolgimento del progetto.
Uno degli aspetti peculiari di questo nuovo strumento è il forte orientamento all’effettivo sviluppo di nuove competenze. Non basta infatti una formazione qualsiasi. Occorre definire di quali competenze l’azienda abbia necessità per far fronte alle mutate esigenze organizzative e produttive (o per accrescere l’occupabilità dei lavoratori). Inoltre, in esito al percorso formativo realizzato, ai lavoratori i che abbiano concluso la formazione, sarà rilasciata la relativa attestazione di messa in trasparenza delle competenze.

I corsi attivati finora dalle aziende riguardano nella maggior parte dei casi l’acquisizione di competenze digitali, ma non mancano corsi di lingua straniera per il miglioramento delle competenze linguistiche e corsi rivolti allo sviluppo di competenze trasversali che spaziano dalla gestione dei lavoratori in smart working alla comunicazione.

Anna Tauro

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