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“WHY YOU? Il colloquio di lavoro: 101 domande di cui non avere mai più paura” di James Reed

Tempo di lettura: 3 minuti

“WHY YOU? Il colloquio di lavoro: 101 domande di cui non avere mai più paura” di James Reed, edito da Giunti (2016), è frutto di un’indagine approfondita da parte di una delle più importanti aziende di ricerca e selezione del personale in Inghilterra; indagine svoltasi con l’obiettivo di capire cosa rende le risposte dei candidati efficaci o meno. L’autore ragiona sulla mentalità, aiuta ad analizzare le motivazioni, organizzare le proprie competenze ed unire tutto per il raggiungimento del proprio obiettivo; ed è arrivato alla stesura di questo lavoro grazie al lavoro condiviso dei selezionatori del Gruppo Reed e al contributo di numerose aziende clienti in cerca di risorse.

Le 101 domande più frequenti

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Nel libro sono presenti le 101 domande più frequenti, dalle più insidiose a quelle apparentemente semplici e innocue, ciascuna introdotta da due brevi paragrafi. “La vera domanda” serve per far capire meglio la domanda, il dialogo interiore del selezionatore, quello che sta pensando realmente ma non dice. “La strategia vincente”, invece, è la sintesi delle indicazioni su come rispondere a quella particolare domanda. Secondo i consulenti Reed le domande fatte durante i colloqui sono solo una variante di pochi argomenti. Per l’esattezza, sono solo 15 le domande fondamentali, e ciascuna di esse contiene una domanda nella domanda. Dopo le “fatidiche 15” il libro continua approfondendo tutte e 101 le domande sulla carriera, sul carattere, sulle competenze, sulla creatività fino a “quando puoi cominciare?”. Non mancano, inoltre, gli spunti utili sulle domande che potrebbe o dovrebbe fare il candidato durante il colloquio. Questo libro non fornisce risposte pronte ma indicazioni utili per aiutare i candidati, in cerca di una nuova occupazione, a costruire una strategia vincente fatta su misura e a superare il colloquio ed essere assunti. Parte importante nel libro viene dedicata a far capire che le risposte preconfezionate non funzionano, perché i colloqui vengono centrati soprattutto sulla mentalità dei candidati.

Quello che conta non è il CV ma quello che potrebbe diventare la persona

In realtà, secondo i consulenti il Curriculum Vitae è molto meno importante di quello che si pensa, perché fa parte del passato. Per un datore di lavoro è importante la personalità e la mentalità del candidato per affrontare i cambiamenti del futuro, gli stessi che dovrà affrontare lui stesso e la sua azienda. Ad esempio, viene considerato un buon candidato colui che sa che lavorare significa anche risolvere i problemi di altri. Al contrario, un cattivo candidato considera il lavoro come qualcosa che risolve solamente tutti i suoi problemi. James Reed racconta che dalle interviste alle aziende è emerso che il 96% darebbe priorità alla giusta mentalità piuttosto che alle competenze. Il giusto approccio al lavoro, quindi, renderebbe il candidato sette volte più prezioso per un datore di lavoro. Il lavoro oggi definisce come trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Da questo dipende quello che facciamo ogni giorno, considerando che circa un terzo della nostra vita lo trascorriamo al lavoro. Dal lavoro dipende dove viviamo e cosa vedremo ogni giorno, il nostro reddito, il nostro partner, la nostra salute, il nostro stato sociale e soprattutto la nostra felicità personale. Trarre soddisfazione dal lavoro è fondamentale. Per questo motivo è molto importante arrivare preparati.

James Reed

James Reed è il Presidente del Gruppo Reed, società specializzata nella selezione del personale, con il primo sito specializzato in Gran Bretagna e in Europa nella selezione di personale. La società oggi riceve più di 46 milioni di candidature all’anno e ha lanciato oltre 100 programmi per aiutare più di 140 mila disoccupati di lungo corso a ritrovare un lavoro. Ogni giorno il sito della società propone 200.000 posizioni aperte di 9000 datori di lavoro, con un data base di oltre 7 milioni di curriculum vitae.

Milena Siderova

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