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“Comunicare per crescere”: l’IA nella scuola

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All’interno del nostro Istituto Cartesio, quando abbiamo progettato l’attività, “Comunicare per crescere” l’obiettivo era chiaro: avvicinare studenti e studentesse all’uso dell’Intelligenza Artificiale attraverso azioni concrete. Non una lezione teorica, ma un piccolo lavoro di redazione, ovvero scrivere una notizia, montarla e metterla in onda con un avatar. Il progetto nasce per far comprendere ai discenti le dinamiche di produzione dei contenuti sia in ambito social sia in ambito televisivo, infatti il percorso si concluderà nella sede di Teletruria, dove toccheranno con mano le dinamiche di una vera redazione.

Sulla carta funzionava tutto, ma nella realtà, iniziare il progetto ha portato sin da subito delle piccole difficoltà oggettive. I ragazzi e le ragazze sono davvero pronti per questo passo vero l’uso dell’IA o abbiamo delle aspettative troppo alte nei loro confronti? Durante la fase di spiegazione teorica e scrittura del testo – ci spiega il docente Leonardo Olivito – molti studenti hanno mostrato difficoltà a restare concentrati sull’obiettivo da raggiungere, a organizzare le idee, lavorando con tempi più lenti. Niente di sorprendente se pensiamo che è questa una generazione abituata a condividere quotidianamente contenuti veloci, scroll continui e formati brevi. Scrivere un articolo secondo determinate regole – con un inizio, uno sviluppo e una chiusura – richiede un tipo di attenzione che allenano meno o per niente. Persino l’intelligenza artificiale, all’inizio, è stata vissuta più come una curiosità tecnica che come un vero strumento di lavoro. L’interesse c’era, ma non ancora un coinvolgimento pieno.

La svolta è arrivata dopo, quando, conclusa la stesura dell’articolo, abbiamo chiesto ai gruppi di realizzare un reel all’interno dei vari ambienti della scuola: il clima è cambiato in modo evidente così come sono cambiati il coinvolgimento e l’entusiasmo. Più movimento, più discussione, più iniziativa. I ragazzi e le ragazze hanno iniziato a ragionare su inquadrature, ritmo, tono comunicativo e a cercare i protagonisti del loro lavoro, utilizzando un formato più familiare, con un linguaggio vicino al loro quotidiano. Questo passaggio ci fa riflettere su come i nostri giovani non sono affatto passivi nella produzione di contenuti, semplicemente si attivano più rapidamente quando riconoscono il codice comunicativo.

Per chi progetta attività didattiche, il messaggio è abbastanza chiaro: non basta introdurre una nuova tecnologia per generare coinvolgimento automatico, ma è importante saper costruire un ponte tra ciò che i discenti già sanno fare (comunicare in modo rapido, visivo, sintetico) e competenze più strutturate. Dentro questo percorso, l’AI ha funzionato bene come strumento di supporto e come occasione di riflessione. Forse è proprio questa la direzione di lavoro più interessante per il futuro: partire da ciò che è conosciuto e usarlo come leva per portarli, passo dopo passo, verso forme di comunicazione più consapevoli e profonde.

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